fantasie (3)
Penetrare E.
Trovare la fica già umida e dilatata, scivolare dentro.
Lei mi si aggrappa, il suo corpo si bagna di sudore e si arroventa di un fuoco interno, i capezzoli pungono duri e rigidi contro il mio petto.
Farle esaurire fino all’ultimo fremito dell’orgasmo, poi venire, svuotarsi dentro di lei.
Pace con l’universo, addormentarsi nello spazio tra i seni.
fantasie (2)
Ancora fantasie su E., ancora di un’intensità dolorosa.
Stavolta: risvegliarsi sul suo seno dopo un’intera giornata nudi a fare l’amore.
La luce radente del tardo pomeriggio che le lambisce i capezzoli.
fantasie
Fantasie incredibilmente vivide su E.
Immaginare di rientrare in camera e di trovarla sul letto, nuda, addormentata.
Le caviglie snelle, le cosce lunghissime, le natiche piccole da ragazzino tra le quali intravvedo le labbra della fica coperte di un adorabile pelo riccioluto, color castano dorato. Da sotto l’ascella, un seno piccolo piccolo spunta con in cima il suo capezzolo roseo. E il viso, composto nella bellezza del sonno.
Non avere il coraggio di svegliarla. Masturbarsi. Gocce di sperma che le scivolano sul dorso del piede, e che lecco via devotamente.
Quando riemergo dalla fantasia, il desiderio è lancinante, il cazzo pulsa, quasi mi fa male. Nemmeno venire serve a qualcosa.
antitesi
Io e la mia mania per le tassonomie, le simmetrie, le antitesi.
Ad esempio: ci sono due donne per le quali, al momento, darei un braccio pur di poterci andare a letto.
A. non è bella. Neanche brutta, intendiamoci, ha un bel fisichino asciutto e scattante come piace a me, ma il volto ha tratti un po’ appuntiti, stranamente asimmetrici. Davidbowiani, non so se rendo l’idea. Che, però, me lo rendono ancora più irresistibile.
E. non è bella: è bellissima. Forse la donna più assolutamente bella che io abbia conosciuto in vita mia. Alta, slanciata come una modella, mani lunghe e affusolate, pelle di seta, viso perfetto, grandi occhi scuri.
A. l’ho conosciuta l’estate scorsa a un festival. Io ero lì come giornalista, lei come interprete. Ci siamo tenuti in contatto su FaceBook e ho scoperto un sacco di cosine interessanti. Per esempio che le piaccciono il tightlacing, il soft bondage, il nawashi, la fotografia erotica, i corsetti rigidi e stretti stretti. Che balla il tango. Che è un’appassionata di burlesque e un’ammiratrice di Dita Von Teese.
E. fa la ricercatrice universitaria, frequenta un dottorato all’estero. La sua pagina su FaceBook è spoglia, con rari messaggi, quasi sempre criptici.
A. si veste sempre con un tocco di stravaganza: un foulard etnico, uno strano bracciale, stivaletti vittoriani.
E. è sempre elegante, impeccabile.
A. ha un modo di fare un po’ misterioro, elusivo. Ma emana – non so come altro dirlo – una vera e propria aura erotica. Si fa desiderare, punto e basta. Senza se e senza ma. Quando la vidi per la prima volta fu come una mazzata sulla testa. Per tutta la sera non riuscii a staccarle gli occhi di dosso.
E. è gentilissima, ma frigida, altera, impenetrabile. Una Madonna, una santa bizantina, una vergine preraffaellita, un’icona da venerare.
A. fa la traduttrice dall’inglese. E. ha una laurea come interprete (dall’inglese).
A. ha il seno piccolo. E. pure.
A. vorrei che mi legasse e poi mi camminasse sopra, nuda, ma con gli stivali tacco 12, prima di cavalcarmi.
E. la vorrei semidistesa nel letto, e la adorerei a lungo, con gli occhi e con la bocca, ma poi vorrei che perdesse il controllo, e che venisse urlando. Un po’ di squirting non ci starebbe male.
scherzi della fantasia
Tutto d’un tratto, senza alcun motivo, mentre stiamo chiacchierando, mi trovo a immaginare che G. abbia il cazzo.
Non che sia un uomo, o peggio ancora un transessuale. Che sia così com’è, donna, con quelle adorabili tettine e gli occhioni da cerbiatta, solo con un cazzo nelle mutande.
Un cazzo potente, nodoso, peloso, odoroso, con in punta una goccia di liquido prespermatico.
Al solo pensiero, quasi mi vengo addosso.
puffy nipples
Elisa mi piaceva perché aveva le tette piccole.
Perché quando si sdraiava sulla schiena le tettine si shiacciavano sulla cassa toracica e si trasformavano in due leggerissimi dislivelli, coronati da quei magnifici capezzoli dal bordo rilevato (sì, aveva quelli che gli inglesi chiamano puffy nipples).
Io mi divertivo a fargliele dondolare, per vedere come tornavano subito a posto, sode ed elastiche.
Oppure, dopo esserle entrato dentro, mi piaceva percorrerle il torace con le mani, avanti e indietro, ogni volta fermandomi per stuzzicare le areole e le punte dei capezzoli, e alla fine raccogliere il seno nel palmo della mano, poi metterci sopra le labbra e risucchiarlo fino ad averlo tutto intero nella bocca.
Con una tettona non avrei mai potuto.


















